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Dossier Puccini · Teatro

Turandot. Gli abbozzi di Puccini e il nuovo finale di Deborah Burton

Deborah Burton e gli ultimi abbozzi di Giacomo Puccini. La nuova conclusione dell'opera, presentata al Teatro della Pergola di Firenze il 18 luglio 2026.

Allestimento Turandot, Teatro della Pergola Firenze, 2026, immagine integrale
“Turandot”, Teatro della Pergola, Firenze, 2026. Fotografia di scena. Crediti.

Alla morte di Giacomo Puccini, il 29 novembre 1924, la partitura di Turandot si interrompeva prima della trasformazione conclusiva della principessa. Restavano gli abbozzi del duetto con Calaf: pagine di lavoro dalle quali sarebbe dipesa la possibilità di dare all’opera una conclusione rappresentabile. Il nuovo finale di Deborah Burton, eseguito al Teatro della Pergola di Firenze il 18 luglio 2026, torna a interrogare quelle carte. Cody Mello-Klein ne ha raccontato la preparazione attraverso le parole della studiosa, in un articolo pubblicato da «The Brink» il 13 ottobre.1

Burton, musicologa della Boston University, ha studiato i materiali superstiti confrontandoli con il linguaggio compositivo pucciniano. La sua proposta appartiene alla storia delle risposte date a un’opera incompiuta. La vicinanza alle intenzioni del compositore costituisce l’obiettivo del lavoro; non consente, da sola, di identificare la nuova musica con una conclusione definitivamente approvata da Puccini.

Le carte e la prima rappresentazione

Dopo la morte del compositore, il compito di completare l’opera venne affidato a Franco Alfano. Il catalogo digitale delle opere di Puccini registra il manoscritto della partitura del suo finale, terminato a Torino il 28 gennaio 1926. È un riscontro che restituisce al completamento una propria consistenza documentaria, insieme al rapporto con gli abbozzi ricevuti.2

Alla prima scaligera del 25 aprile 1926 Toscanini arrestò l’esecuzione al termine della musica compiuta da Puccini, dopo la morte di Liù. Il finale di Alfano entrò nelle rappresentazioni successive nella forma abbreviata divenuta consueta. A questa storia si aggiunge, nel 2002, la conclusione di Luciano Berio. Sono soluzioni diverse per il passaggio più delicato del dramma: rendere musicalmente credibile il mutamento di Turandot dopo la violenza e la morte che hanno preceduto il suo incontro con Calaf.3

Il lavoro di Burton

Nel racconto raccolto da Mello-Klein, la collaborazione con Dieter Schickling e la ricerca degli appunti originali permettono a Burton di riunire materiali dispersi e di seguirne le indicazioni. Fra gli elementi richiamati figurano parole destinate al finale, indicazioni di tempo e il progetto di rielaborare una melodia di Edgar. La studiosa descrive queste carte come una guida al pensiero musicale del compositore.1

Il loro impiego richiede tuttavia delle scelte. Dove l’abbozzo non definisce una continuità, occorre stabilire un raccordo; dove manca l’orchestrazione, il materiale deve acquistare una forma sonora. Per il momento del bacio Burton indica, nell’intervista, un confronto con La fanciulla del West. Il riferimento a un’altra opera pucciniana diventa così uno strumento per affrontare un punto rimasto aperto nella composizione di Turandot.

Una prima versione del finale fu elaborata nell’estate del 2020. Negli anni successivi Jeff Atmajian collaborò all’orchestrazione. Una lettura musicale alla Boston University, diretta da Martin Amlin, precedette la ricerca di un teatro per la rappresentazione. Il percorso e il confronto con i completamenti precedenti sono affrontati da Burton nel volume The Finales of Turandot: Puccini’s Last Act, pubblicato da Routledge nel 2026.1 4

Turandot al Teatro della Pergola, Firenze: fotografia di scena di Alessandro Cavallini
Turandot, Teatro della Pergola, Firenze, 2026. Fotografia di Alessandro Cavallini.

La prova del palcoscenico

La collaborazione con Mauro Pardini portò il progetto al Teatro della Pergola. Nella rappresentazione fiorentina del 18 luglio 2026, le decisioni maturate sulle carte dovettero misurarsi con le voci, l’orchestra e la durata dell’azione. Per una proposta di completamento, l’esecuzione costituisce un passaggio essenziale: rende percepibili i rapporti fra la musica già compiuta da Puccini e quella che interviene a proseguirla.

Le fotografie di Alessandro Cavallini e il catalogo dello spettacolo conservano la memoria di quell’allestimento. Il loro valore documentario riguarda la produzione del 2026. Lo studio delle intenzioni di Puccini richiede invece il confronto con i manoscritti e con la storia della composizione: due piani che si incontrano sulla scena e che rimangono distinguibili nella ricerca.

Un finale possibile

Nota storico-critica di Mauro Pardini

La condizione incompiuta di Turandot rende particolarmente importante il rapporto fra documento e interpretazione. Un abbozzo può conservare un tema, una successione armonica o un’indicazione drammatica; il suo sviluppo in partitura comporta un lavoro ulteriore. Per valutare una nuova conclusione occorre riconoscere quali passaggi derivino dalle carte, quali siano ricavati per confronto e quali dipendano dalle scelte di chi completa l’opera.

Il finale di Burton offre una proposta da ascoltare e da discutere su queste basi. La sua importanza potrà essere misurata attraverso l’esame della partitura e dei materiali utilizzati. L’articolo di Mello-Klein documenta la presentazione del progetto e le dichiarazioni della studiosa; il catalogo pucciniano e la bibliografia musicologica permettono di collocarlo entro una vicenda più ampia. Il valore della ricerca emerge dalla precisione di questo rapporto, senza che sia necessario attribuire a una soluzione contemporanea l’autorità di una decisione che Puccini non poté compiere.

Copertina del catalogo Il finale ritrovato di Turandot, a cura di Deborah Burton
Catalogo dello spettacolo

Il finale ritrovato di Turandot

A cura di Deborah Burton

Edizione integrale · 72 pagine · PDF, 23 MB

Fonti e riferimenti

  1. Cody Mello-Klein, articolo di «The Brink» sul finale di Deborah Burton, Boston University, 13 ottobre 2026. Fonte del racconto della ricerca, delle dichiarazioni di Burton e della preparazione dell’esecuzione fiorentina. Rielaborazione italiana a cura di Mauro Pardini; la nota storico-critica finale è distinta dal contributo originale.
  2. Giacomo Puccini: Catalogue of the Works, Turandot, fonte 91.B.2, partitura autografa del finale di Franco Alfano. Riferimento catalografico, non nuova collazione del manoscritto.
  3. Fondazione Giacomo Puccini, Turandot, scheda dell’opera, per la composizione e i completamenti. Per la data della prima, 25 aprile 1926, e l’interruzione dell’esecuzione si segue il Teatro alla Scala, Turandot, presentazione della stagione 2025–2026; la scheda del museo riporta il 26 aprile.
  4. Deborah Burton, The Finales of Turandot: Puccini’s Last Act, Routledge, 2026. Volume di riferimento per lo studio della proposta; la presente rielaborazione non costituisce una recensione analitica del libro.

Testo rivisto il 23 ottobre 2026. La data della morte di Puccini è corretta al 29 novembre 1924 rispetto all’articolo di partenza.