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Rivista indipendenteN. 01 · Autunno 2026A cura di Mauro Pardini ↗
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Arti decorative · Primo Impero

L’abito di Elisa. L’immagine dell’Impero a Lucca

Il ritratto di Pietro Nocchi e i tessili della Sala dei Principi: immagini, ricami e documenti per rileggere la cultura di corte del Primo Impero.

Pietro Nocchi, Elisa Baciocchi con la figlia Elisa Napoleona: la principessa in veste chiara ricamata d’oro e manto rosso
Pietro Nocchi, Elisa Baciocchi con la figlia Elisa Napoleona, 1808. Lucca, Museo nazionale di Palazzo Mansi. Riproduzione fornita da Mauro Pardini.

Nella Sala dei Principi del Museo Nazionale di Palazzo Mansi, a Lucca, l’abito di rappresentanza di Elisa Bonaparte Baciocchi, ricongiunto al suo manto, restituisce consistenza materiale all’eleganza dei ritratti che lo circondano. Sul tulle di seta bianco, i ricami in lamina d’argento disegnano motivi vegetali e palmette, ripresi nella bordura del manto secondo una continuità ornamentale che conferisce unità all’insieme. La finezza del lavoro e la continuità del disegno ne fanno una testimonianza dell’arte tessile francese del primo Ottocento.1

La preziosità dei materiali rispondeva a precise esigenze di rappresentanza. Alla corte napoleonica, l’abbigliamento rendeva riconoscibile il rango attraverso la foggia, l’estensione dei ricami e le proporzioni del manto. Letto alla luce di questo cerimoniale, l’insieme conservato a Palazzo Mansi rivela la propria destinazione principesca e permette di comprendere il ruolo assegnato alle arti decorative nella costruzione dell’immagine dinastica.3 Anche il guardaroba partecipava alla definizione di una corte e delle sue gerarchie.

Elisa si riforniva in Francia, rivolgendosi alle manifatture che sostenevano il prestigio della corte imperiale. Il diario della marchesa Luisa Palma Mansi ricorda la consuetudine della principessa di commissionare a Parigi sia abiti già confezionati sia tessuti «in taglio» o «in pezza», ricamati prima della loro trasformazione in veste. Questa pratica aiuta a comprendere la natura dei manufatti e il percorso che conduceva dal disegno dell’ornato alla confezione dell’abito: un lavoro nel quale ricamatore e sarto intervenivano in momenti distinti, entro un progetto formale già definito.2

Il confronto con la pittura consente di riconoscere lo stesso gusto nell’iconografia ufficiale della sovrana. Nel grande ritratto eseguito nel 1806 da Marie-Guillemine Benoist, Elisa indossa una veste bianca ricamata in oro, accompagnata da un manto purpureo. Giunta a Lucca alla fine di quell’anno, la tela divenne subito un riferimento per gli artisti locali. Apparteneva a una coppia di ritratti destinati a presentare i nuovi principi: accanto a Elisa, Felice Baciocchi compariva in abito di parata, con le insegne del proprio rango.4

Le affinità con l’abito conservato nel museo riguardano soprattutto il repertorio ornamentale e la concezione della veste. Le palmette ricorrono, con variazioni, anche nei ritratti di Stefano Tofanelli e Pietro Nocchi, attestando la persistenza di motivi riconoscibili nel guardaroba della principessa. Il confronto permette dunque di ricostruire una cultura figurativa condivisa; l’identificazione del singolo abito richiede invece riscontri ulteriori. Nel dipinto di Benoist il ricamo è in oro, mentre nell’esemplare di Palazzo Mansi è in argento.1

Ricostruzione illustrativa digitale di un abito di corte chiaro con ricami argentati, su manichino e fondo nero
L’abito di corte: ricostruzione illustrativa digitale fornita dall’autore. L’immagine non è una fotografia documentaria del manufatto e non costituisce una restituzione filologica dei suoi dettagli.

Questa attenzione all’immagine si inseriva nell’azione di governo di Elisa. Insediatasi a Lucca il 14 luglio 1805, dopo l’assegnazione del principato ai Baciocchi, e divenuta granduchessa di Toscana nel 1809, la sorella di Napoleone promosse interventi nell’architettura e nelle arti, sostenendo le attività manifatturiere e la formazione delle maestranze. La presenza dell’ebanista di corte Jean-Baptiste Youf contribuì alla diffusione dei modelli francesi nell’arredo. Il rinnovamento degli ambienti, le commissioni artistiche e le esigenze del cerimoniale alimentavano una domanda di lavoro capace di incidere sulla produzione locale. In questo contesto, anche l’abito di rappresentanza assumeva un significato pubblico, legato alla posizione occupata da Lucca nel sistema napoleonico.

Il 14 marzo 1814, sotto la minaccia delle truppe di Lord William Bentinck, Elisa lasciò la città con la figlia Napoleona. Prima della partenza affidò alla dama d’onore Camilla Parensi Mansi alcune casse contenenti il proprio guardaroba. A questa vicenda si lega la conservazione dell’abito e del manto, passati successivamente alla figlia di Camilla, Ersilia Mansi Orsetti. Gli oggetti della rappresentanza entrarono così nella custodia privata di una famiglia, sopravvivendo alla dissoluzione della corte per la quale erano stati realizzati.2

Il manto fu acquistato nel 1997 dal Comune di Lucca dagli eredi Orsetti e destinato a Palazzo Mansi. Gli studi di Renata Frediani permisero poi di riconoscerne la relazione con i tessuti ricamati della sua collezione e di ricomporre l’insieme, presentato nell’allestimento del 2018. Il documento rintracciato nel 2022 da Mauro Pardini, discusso nel suo studio sulla lettera di Ersilia Mansi Orsetti, ha fornito un riscontro alla provenienza dell’insieme dal guardaroba di Elisa.2 L’esame dei manufatti, il confronto con i dipinti e il riscontro documentario hanno quindi concorso a restituire a queste vesti una provenienza e un contesto storico definiti.5

La collocazione nella Sala dei Principi rende oggi leggibile questo rapporto. I ritratti mostrano come Elisa intendesse presentarsi; l’abito permette di osservare da vicino i materiali e il lavoro necessari a costruire quell’immagine. In tale accostamento risiede una delle ragioni del valore del nucleo napoleonico di Palazzo Mansi: la possibilità di studiare insieme pittura, costume e arti decorative, seguendo il passaggio dei modelli dalla corte francese a quella lucchese. Nella trama fragile del tulle e nella precisione del ricamo si conserva un tratto concreto di quella storia europea alla quale, per pochi e decisivi anni, Lucca appartenne come capitale.

Fonti e riferimenti

  1. Renata Frediani, Robes de Cour di Elisa Bonaparte Baciocchi a Lucca: eleganza e potere, «Luk», nuova serie, 31 (2025), Lucca 2026, pp. 79–86. Riferimento per lo studio dei manufatti e la ricomposizione dell’insieme.
  2. Mauro Pardini, L’Ensemble di Elisa Baciocchi nelle cronache coeve e nella lettera di Ersilia Mansi Orsetti, «Luk», nuova serie, 31 (2025), Lucca 2026, pp. 87–89. Il rinvio riguarda anche le testimonianze di Luisa Palma Mansi e la storia della custodia familiare. Il documento archivistico è richiamato attraverso questo studio; non se ne propone qui una nuova edizione o una trascrizione integrale.
  3. Cérémonial de l’Empire français, Parigi, Librairie Économique, 1805, pp. 68 e 79, riferimento al cerimoniale indicato nella bibliografia degli studi sull’abito. Il confronto qui svolto riguarda il valore rappresentativo della veste.
  4. Ministero della Cultura, Marie-Guillemine Benoist, Ritratto di Elisa Baciocchi, 1806, scheda nazionale 0900067754. Per l’abito dipinto, la coppia di ritratti e la loro destinazione lucchese.
  5. Comune di Lucca, Storia di un abito e di una ricerca. Acquisto del manto nel 1997, ricomposizione presentata nel 2018 e ricerca del 2022. Per l’uscita effettiva del fascicolo di «Luk», nominalmente relativo al 2025, si segue la scheda della Fondazione Ragghianti, che indica il 2026.